I radicali liberi detti anche ROS (Reacting Oxigen Species) sono molecole instabili e fortemente reattive, prodotte dal nostro organismo a seguito dei processi fisiologici che avvengono nelle cellule. Durante la respirazione cellulare, alcuni elettroni sfuggono dalla catena di trasporto mitocondriale e formano ione superossido (O2-) e perossido di idrogeno (H2O2). In presenza di metalli di transizione liberi (soprattutto ferro e rame), questi danno origine al radicale ossidrile (OH-) molto tossico e responsabile della perossidazione lipidica. Mancando di un elettrone nel loro orbitale più esterno, i radicali liberi ricercano stabilità da strutture molecolari vicine come lipidi, proteine e acidi nucleici (DNA e RNA), innescando così delle reazioni di ossidazione a catena. Il nostro organismo mette in atto meccanismi di difesa, in grado di cedere elettroni e contrastare queste reazioni di ossidazione a catena: il Glutatione o GSH è un tripeptide che per la particolare struttura molecolare ha un’elevata capacità di ossidarsi e ridursi, proteggendo così le proteine e gli altri composti ossidabili dall’azione nociva dei radicali liberi; la superossido dismutasi converte l’anione superossido in perossido d’idrogeno (acqua ossigenata) che in presenza di ferro libera il radicale ossidrile; infine la catalasi converte il perossido d’idrogeno in acqua e ossigeno. Questi meccanismi apparentemente così complessi fanno parte del corredo enzimatico e dell’attività antiossidante messa in atto dalle nostre cellule a difesa del nostro organismo. Quando però la produzione di radicali liberi è eccessiva, il nostro organismo non riesce a contrastare l’azione nociva dei radicali liberi e si va incontro ad una condizione di stress ossidativo, con conseguenti danni cellulari importanti. Alcuni fattori esogeni, poi, come fumo di sigaretta, alcool, inquinamento e radiazioni UV, possono favorirne la formazione. Attraverso uno stile di vita sano e una corretta alimentazione è possibile invece contrastare lo stress ossidativo, aumentando il pool di antiossidanti a difesa del nostro organismo. Gli antiossidanti sono molecole protettive che rallentano o prevengono l’ossidazione di altre sostanze, trasferendo elettroni e agendo da riducenti. Queste molecole sono presenti in molti alimenti, soprattutto di origine vegetale:
Consumare 4 o 5 porzioni tra frutta e verdura, variare le scelte alimentari seguendo la stagionalità dei prodotti, prediligere il consumo di verdure crude o cotte al vapore e possibilmente biologiche, ci aiuterà a non disperdere questi preziosi alleati e magari ad invecchiare più lentamente.
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L'Alzheimer (MA), secondo la definizione data dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è una forma di demenza degenerativa primaria corticale ad eziologia multifattoriale che compromette in modo graduale ed irreversibile le funzioni cognitive, comportamentali e funzionali dell'individuo che ne è affetto. In termini di costi sulla spesa sanitaria la MA si classifica al terzo posto, dopo le neoplasie e le malattie cardiovascolari, con conseguenze molto importanti che si ripercuotono in termini economici, assistenziali e psicologici anche sulle famiglie che se ne fanno carico. Negli Stati Uniti il numero di persone affette da MA è stimato in circa 4 milioni, mentre in Italia le cifre sono comprese tra 300.000 e 600.00 secondo le diverse stime; si prevede comunque che queste cifre possano raddoppiare entro il 2020. Tra i numerosi fattori non modificabili che concorrono alla malattia (es. genetica ed età), ve ne sono altri così detti ambientali che sono modificabili in quanto legati allo stile di vita e all'alimentazione. Questi fattori possono essere presi in considerazione come preventivi nei confronti della malattia. Se andiamo ad analizzare:
A tutto questo si aggiungono poi fattori ambientali che sembrerebbero concorrere alla patogenesi della malattia. In particolare, alcune patologie croniche come l'ipertensione arteriosa, le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, l'obesità-sovrappeso, l'ipercolesterolemia sembrano rappresentare tutti fattori predisponenti, dovuti a meccanismi legati all'insulino-resistenza, alla ridotta produzione di acido nitrico, all'eccesso di radicali liberi e a metaboliti infiammatori. Dati epidemiologici confermano infatti che la MA è maggiore nelle persone che seguono diete ricche di colesterolo e grassi saturi (contenuti nei derivati di origine animale) e povere in fibre. E' stato visto in particolare che elevati livelli ematici di colesterolo (1), obesità e adiposità addominale nell'età media e presenza di sindrome metabolica, rappresentano tutti possibili fattori di rischio (2). Al contrario, l'elevata assunzione di antiossidanti, composti polifenolici , vitamina E e C contenuti in abbondanza in alimenti di origine vegetale come frutta e verdura (3) sembrerebbero avere un importante ruolo neuroprotettivo e di mantenimento della neuroplasticità. E' stato osservato, poi, che anche gli isoflavoni della soia in donne in post menopausa sembrerebbero assolvere un ruolo protettivo in quanto legati alla inibizione e all'accumulo di aggregati di beta-amiloide (4). Sempre più evidente è, quindi, l'innegabile beneficio che una dieta mediterranea, strutturata su base vegetale, può avere anche nel contrastare le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer. Anche in questo ambito, il punto di partenza per la prevenzione è consumare giornalmente 4 o 5 porzioni tra frutta e verdura, preferire prodotti non raffinati come riso, pane e pasta integrali, moderare il consumo di sale, ridurre il consumo di carne rossa, utilizzando, invece, più spesso legumi, carne bianca, pesce e formaggi magri. 1. Midlife vascular risk factors and Alzheimer's disease in later life: longitudinal, population based study - Kivipelto 2001 2. Metabolic syndrome and cognitive decline in French elders: The Three-City Study - Raffaitin 2011 3. The incidence of dementia and intake of animal products: preliminary findings from the Adventist Health Study - Giem 1993. 4. Isoflavones and Alzheimer's disease: the effects of soy in diet - Habib 2014 Le preferenze alimentari nella primissima infanzia, si caratterizzano per la predominante influenza di fattori biologici, genetici e costituzionali nonché da variabili individuali. Ciò porta il bambino ad avere un orientamento preferenziale al gusto dolce, in opposizione all'amaro e al salato, garantendo attraverso questa scelta innata un adeguato intake nutrizionale attraverso l'assunzione del latte materno. Nei primi quattro anni di vita, si sviluppano i quattro gusti fondamentali: dolce, amaro e salato. Attraverso una serie di segnali, sono attivati gli organi di senso che agiscono secondo una precisa sequenza funzionale; traduzione (ricezione del segnale dal mondo esterno), trasmissione (trasferimento dell'informazione al cervello) ed integrazione (identificazione ed immagazzinamento dello stimolo e segnale esterno). Accanto a questi fattori endogeni però, come sempre, svolge un ruolo di primaria importanza il rapporto madre-bambino che si costituisce attraverso l'allattamento nei primi mesi, sia al seno che artificiale, e con lo svezzamento nei successivi. L'allattamento e la nutrizione del bambino nei primi mesi di vita, infatti, rappresenta non solo una necessità alimentare nella sua più stretta accezione ma un più ampio e complesso momento di incontro e scambio tra madre e bambino. L'alimentazione in età pediatrica e, soprattutto nel primo anno di vita, risulta essere strettamente correlato al futuro stato di salute dell'adulto. Un periodo critico è rappresentato dallo svezzamento, momento in cui avviene il passaggio all'alimentazione semisolida e successivamente solida. Costituisce una vera e propria tappa di sviluppo e di crescita per il bambino ma anche di criticità per i genitori che si trovano spesso un po' disorientati a far fronte ai primi rifiuti. La complessità di questo processo dipende da diversi aspettI; passaggio graduale a cibi e consistenze diverse rispetto al latte, accesso a gusti nuovi come l'amaro ed il salato, sviluppo della masticazione e della deglutizione, progressiva autonomizzazione della capacità di nutrirsi. Terminato il divezzamento, poi, sono le abitudini alimentari dei genitori che influenzano in maniera importante le scelte alimentari del bambino. Secondo recenti studi, infatti, è proprio la famiglia che determina l'avversione o la preferenza del bambino per determinati cibi anche in età adulta. In particolare, si stima che circa l'85% delle mamme assume mai o raramente cibi non graditi ed il 68% di loro non propone mai, o raramente, ai propri figli cibi che essi non gradiscono. Tali risultati dimostrano l'opportunità di fornire ai genitori supporti adeguati per la gestione dell'alimentazione del bambino. È anzitutto con il proprio esempio che un genitore riuscirà a proporre al figlio un'alimentazione varia ed equilibrata, controllando la disponibilità e l'accessibilità del cibo a casa. |
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